…benvenuto nel club!
Questo è uno di quei ‘problemi’ che spesso le persone mi portano in sessione, o meglio: sembra essere l’ostacolo numero uno all’ascolto di sé stessi e delle proprie motivazioni profonde.
Proprio ieri, al mio suggerimento di ‘Respirare’, mi arriva il commento di Marco:
Il mio problema è il pensare, anche a come respirare!
E Marco non è certo l’unico: quante volte capita anche a te di non riuscire a fare le cose più semplici o di avere difficoltà a stare nel silenzio, proprio perché la tua mente sembra una macchinetta produci-pensieri a ciclo continuo??
Io stessa conosco bene la situazione: anni fa ero completamente preda dei miei pensieri, talmente tanto che le emicranie erano all’ordine del giorno. Era l’unico modo per NON pensare: un bel mal di testa che ti costringe a letto al buio, tenendo lontane persone, responsabilità e pensieri invadenti.
Oggi la situazione è DECISAMENTE migliorata: ho imparato a distinguere la mente consapevole da quella inconsapevole, ad accorgermi quando i trip mentali partono per la tangente, a rallentare i giri se necessario… ma anche a lasciarli correre quando serve.
A percepire il SILENZIO. Ed è una sensazione che non ha prezzo.
Perché pensiamo?
Beh, ecco, vedi… non sono Dio, per cui la risposta precisa a questa domanda la lascio alla tua fantasia 🙂 Di sicuro l’essere umano ha la grande peculiarità di essere cosciente di sé stesso e di immaginare, creando cose sempre nuove. Senza questa caratteristica non potremmo essere noi, nel bene e nel male.
Forse la domanda più corretta sarebbe..
Perché pensiamo COSÌ TANTO?
Già, perché se il pensiero è una normale forma energetica attraverso cui ci manifestiamo e creiamo la nostra realtà, non è di certo l’unica. Eppure, nella nostra società sembra che lo sia.
Il ruolo dell’educazione
E uno dei punti è proprio questo: siamo stati educati a PENSARE, trascurando tutti gli altri piani di esistenza. Dobbiamo essere dei bambini educati, conoscere e rispettare tutte le regole, pensare prima di agire, andare bene a scuola, studiare.. l’attenzione sull’uso della testa e delle nostre capacità cognitive viene spinta al massimo, mentre non ci viene detto praticamente nulla rispetto all’importanza -ad esempio- delle nostre emozioni. Ancora meglio, del collegamento tra i nostri pensieri e le emozioni che ne scaturiscono.
E non ci viene insegnato ad ESPRIMERLE fino in fondo e a dar loro valore. Persino oggi ne parliamo molto: facciamo corsi sulle emozioni, leggiamo libri di intelligenza emotiva…. ma poi, quanti di noi le VIVONO e sperimentano appieno nella propria giornata? Quanti si permettono di SENTIRE ciò che accade dentro di sé?
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Esistiamo a vari livelli!
Quindi, la prima cosa di cui rendersi conto è questa: siamo allenati a usare la testa e il livello mentale, mentre tutti gli altri piani sono un po’ atrofizzati.
Come un bambino che fin da piccolo viene allenato per giocare a tennis: da grande sarà senz’altro un esperto di quel gioco.. ma potrebbe anche arrivare ad esserne ossessionato e a odiarlo, se quella è l’unica cosa che fa dalla mattina alla sera e per la quale viene riconosciuto (mi viene in mente Agassi e il suo libro ‘Open’).
La stessa cosa succede a noi, se siamo allenati a usare la testa dalla mattina alla sera. Chi non lo fa è matto, squilibrato… fuori di testa! Ma per fortuna ogni tanto lo siamo tutti e ciò che ci ricorda gli altri piani: il livello fisico, emotivo, energetico, spirituale.. quando iniziamo a riconoscerli e a dar loro spazio nella nostra vita, ecco che il pensiero si ridimensiona.
Sì va beh, ma intanto io continuo a pensare troppo…
Sai che ti dico? Lascia che sia.
Il punto è questo: dato che ci stiamo finalmente accorgendo dello spazio sempre più grande che abbiamo dato al pensiero fino ad oggi, c’è una sorta di ‘controreazione’: il pensiero è diventato il nemico numero uno. L’EGO è diventato il nemico numero uno. E quindi, ogni volta che ci accorgiamo di pensare molto, iniziamo a preoccuparci, andare in ansia, fare di tutto per scacciare il ‘demone della mente’.. ma così ci perdiamo in un circolo vizioso!
Ti dico la mia opinione personale rispetto a questo punto: non ci sono ‘nemici’. Se io credo nell’Unità e che non esistono bene o male in senso assoluto, sarebbe un controsenso dire che il pensiero è un nemico da combattere.
L’EGO ci serve. È l’aspetto dell’essere umano che ci permette di interagire con il mondo fisico, di avere una percezione di noi e degli altri… di essere su questa Terra e interagire col mondo, insomma. L’ego ci fa anche pensare molto in termini prudenziali, perché il suo compito è garantire la nostra sopravvivenza e stabilità. Appena usciamo dalla nostra zona di comfort, ecco che inizia a spaventarci con pensieri disastrosi, paralizzandoci: gran parte dei pensieri inconsapevoli nasce per controllare altri pensieri, nuovi, incomprensibili, inadeguati o potenzialmente rischiosi. O meglio, per bloccare le emozioni che ne derivano.
Ma di per sé.. l’ego fa il suo lavoro. Né più né meno. E più cerchiamo di scacciarlo, sconfiggerlo, toglierlo dai piedi, più lui ci sabota e rimanda pensieri sempre più terribili. Almeno, questo è ciò che ad oggi mi ha permesso di andare avanti con serenità interiore sempre crescente, anche nei momenti di crisi, invece di innescare ogni volta una battaglia all’ultimo sangue con me stessa.
Siediti sulla riva del fiume e aspetta che passi
Quindi, invece di focalizzarti sulla quantità dei tuoi pensieri, curane la qualità. Anziché emettere vibrazioni di lotta, conflitto, frustrazione, vibra di accoglienza e amore, anche nei confronti di pensieri sgraditi. Trasformali, invece di eliminarli.
Osserva i tuoi pensieri, quando arrivano. Come se fossi uno spettatore esterno, immagina di vederli scorrere su un fiume. Non negarli o respingerli, aumenteresti solo la loro forza. Lascia invece che scarichino la loro energia, perché se li blocchi, questa stessa energia troverà un altro modo per esprimersi, magari nel corpo.
E l’altra cosa è: prendi nota delle emozioni che emergono. Renditi conto della traccia energetica che questi pensieri ti lasciano e lavoraci, lavoraci, lavoraci… fino a farla sfumare e sentire pace. (le tecniche di perdono sono fra gli strumenti più potenti che puoi utilizzare)
Il pensiero di per sé non è un problema, quando diventa consapevole (cioé inizi a osservarlo in modo neutro) e quando lo usi per svelare gli schemi emotivi che attiva dentro di te.
In conclusione
Pensare è umano. Il livello mentale è però solo uno dei tanti livelli di esistenza dell’uomo. Conoscere gli altri livelli e integrarli fra di loro significa ribilanciare tutto il tuo sistema e migliorare la qualità generale della tua vita.
Quindi, allenati a SENTIRE fino in fondo le emozioni, percepisci cosa ti chiede il corpo e cosa lo fa stare bene, concediti il tempo per ascoltare le tue domande esistenziali e ritrovare il senso profondo di ciò che stai vivendo.. tutto serve a ridistribuire correttamente le tue energie, evitando il sovrainvestimento nel pensiero.
Cercare di eliminare o rifiutare uno di questi livelli (compreso quello mentale) crea scompensi e una lotta interna che ti sdrena e ti fa stare peggio.
Nel momento in cui diventi osservatore di tutto ciò che si muove dentro di te (pensieri, emozioni ecc.) SENZA giudicare e semplicemente considerandolo come parte della vita, allora cominci a fare pace con tutti i tuoi aspetti, che avranno meno bisogno di urlare per farsi sentire da te.
..E se non ci riesci subito:
PAZIENZA. Lascia che sia. Non avere fretta.
Vai avanti. Se stai meditando e noti che cominciano a venirti in mente pensieri.. lasciali entrare. Includili nel processo. Evita di usare le tue energie per lottare o sconfiggere qualcosa che fa parte di te. Può volerci tempo, ma ne vale la pena.
Solo così troverai l’integrità e la pace interiore. Solo così, sperimenterai il silenzio.
(foto di copertina Freestocks)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
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Ammiro le persone che sono serene perché sanno perdonare. Io mi accorgo di essermi chiusa in me stessa. Forse n0on so esattamente come si perdona. Più lo faccio più mi sento allontanata e rifiutata . Isabel sei grande
Il perdono è un processo, ci si allena giorno dopo giorno ed è un percorso molto diverso da quello che normalmente pensiamo: non serve rifiutare, negare, dimenticare… tutto questo ci allontana dal vero perdono.
Quando si lascia andare davvero, non ci interessa più la reazione degli altri. La pace che proviamo nel cuore basta a farci sentire sereni. Ed è a questo che servono le tecniche di perdono che propongo, perché educano al corretto ‘lasciar andare’, non solo degli altri e del passato, ma anche di noi stessi! Spesso abbiamo più bisogno di perdonare noi stessi che gli altri. Se vuoi informazioni, scrivimi 🙂