‘Rompere’ con il passato
Qualche sera fa parlavo con un amico. Come spesso accade, ci siamo ritrovati a discutere sul significato di tutto ciò che accade nella vita, comprese le circostanze che non avremmo mai immaginato di affrontare.
Io gli parlavo del non attaccamento alle cose, perché tutto è in perenne trasformazione.. e lui confermava che, quando non si sa lasciar andare, si continuano a ripetere gli stessi loop all’infinito e che spesso le persone non se ne accorgono, prese come sono a cancellare una sensazione di fallimento o di solitudine, dopo un evento di ‘rottura’.
Lui è divorziato, con due bimbe.
Dopo anni di matrimonio, ha scelto di aprire un altro capitolo della sua vita, dove ha cominciato a scoprire nuove cose di sé, ad accorgersi dei propri limiti e a mettere in discussione molte convinzioni. Ed è chiaramente un viaggio tanto avventuroso quanto turbolento: se da un lato il fuoco di una nuova espressione di sé inizia ad ardere libero, dall’altro ha la sensazione di fare passi indietro, ripetendo situazioni ed eventi che lo portano di fronte alle stesse reazioni che credeva di aver abbandonato. E non è l’unico, a quanto pare..
“Sai, questa ‘storia del perdono’, del lasciar andare pacificamente, farebbe bene a un sacco di persone divorziate.” mi dice.
“Vedo tanti che, di fronte a una separazione, continuano a ‘divorare’ una relazione dopo l’altra, facendo tra l’altro sempre gli stessi errori e portando in superficie le stesse dinamiche.. sembra di ricominciare ogni volta da zero.
L’ho sperimentato anch’io.. dopo qualcosa che vivi come un fallimento, hai voglia di riscattarti, di dimostrare che sei capace di far andare le cose diversamente.. ma è una corsa frenetica che dopo un po’ ti stanca e non ti porta da nessuna parte.. se non forse alla consapevolezza che, finché non lasci andare il tuo passato e l’immagine che hai di te, non puoi andare avanti.”
Separarsi.
Un evento che non riguarda solo le persone sposate, ma anche conviventi, fidanzati, amici.. persino il licenziamento è di per sé una forma di separazione e a volte il lutto che ne segue è equiparabile a quello di una relazione sentimentale.
Perché separarsi fa così male? Non dovremmo essere individui liberi, che scelgono consapevolmente le esperienze da fare nella propria vita? Beh sì, e forse il punto è proprio questo: non agiamo da esseri liberi, come ci piace pensare.
Il senso di fallimento
Parlo apposta di ‘senso’, perché di per sé il fallimento può essere interpretato da ciascuno in modo diverso. Di fronte alla decisione di separarsi, non soffre solo la persona che ‘subisce‘ la decisione (ricordando che siamo tutti respons-abili di ciò che ci accade, quindi se ci sentiamo di ‘subire’ una situazione, è perché in qualche modo siamo arrivati lì con le nostre scelte o con la nostra ferita da vittima).
Anche chi prende la decisione di separarsi può soffrire parecchio e sentirsi ‘fallito‘, per aver scelto di mollare la presa e uscire dai giochi. Quando il senso di identità personale è così strettamente legato a un progetto, a un ‘sogno‘, a una creazione che a un certo punto smette di esistere nel modo originario, pensiamo di non avere più valore, di essere degli incapaci o dei deboli. Succede anche a molti imprenditori nel caso di un’azienda che va male, ad esempio.
Occorre quindi tenere gli occhi molto aperti: tu NON sei il tuo progetto, il tuo matrimonio, la tua azienda. Ne sei magari stato il co-creatore, ti sei espresso ATTRAVERSO di essi in una fase della tua vita, ma non è detto che questa sia la tua unica forma di manifestazione. Se pensi di non esistere più, al di là di questa forma, allora entri in un loop in cui crolla anche la tua autostima. Ma è solo un’ILLUSIONE: hai creato un’immagine per la tua vita, pensando che sarebbe rimasta fissa e che il tuo senso DIPENDESSE da questa immagine.
Ma ogni volta che ti leghi a qualcosa, stai creando un vincolo difficile da recidere, energeticamente parlando. Se quella cosa cola a picco, vai a picco anche tu. E se ti va bene, continuerai a ripetere esperienze simili, nel tentativo inconscio di guarire quella ferita e dimostrarti che sei capace di far andare le cose diversamente. Nulla di male in tutto ciò, ma quanto sarebbe più bello godere di ogni nuovo momento, anziché rimettere ogni volta in scena il tuo passato?
Per questo è fondamentale imparare a dis-identificare il tuo senso di valore da tutto ciò che immagini, fai, crei. La vita è un grande esperimento, non sei arrivato qua per vivere di staticità, ma per imparare a muoverti al ritmo delle sue onde.
The form you have selected does not exist.
Il senso di possesso
Questa è un’altra illusione creata dall’ego: crediamo di possedere cose, persone, progetti… ma non è così.
Ogni manifestazione dell’Universo è libera. Può essere interdipendente, alla fine siamo tutti Uno.. ma se pensiamo di ‘avere’ qualcosa, ci sbagliamo di grosso e la prova è che può arrivare qualcosa che in un soffio ce la porta via.
Pensa a qualcosa, qualsiasi cosa: una macchina, una casa, un compagno, un genitore… il tuo corpo…. hai la piena certezza che quella ‘cosa’ sarà tua per sempre? Nemmeno i figli possono essere tuoi, prima o poi prenderanno il volo e sceglieranno autonomamente cosa fare della propria vita.
Il senso di possesso è un altro scherzo della mente che ti tiene legato alle situazioni e a coloro che ne fanno parte, perché così credi di avere il controllo su ciò che accade.
Quando ti separi da qualcosa che pensi di possedere, anche la tua identità può sbandare: da un lato è un bene, perché ti riporta a uno stato di umiltà e ti permette di andare più a fondo di chi sei. Se permetti a questo processo di fare il suo corso, riuscirai a sganciarti dal dolore relativo alla perdita.
Se invece continuerai a guardare ciò che ti è successo con rabbia, senso di ingiustizia e disperazione, allora riporterai queste stesse emozioni nelle nuove esperienze che ti troverai a fare. Il loop ricomincia.. and the beat goes on..
Liberare per liberarsi
Quando ti separi, in realtà ti stai separando da un’immagine di te. Questo è il lutto più grande da affrontare. Chi sarai, se non sei più quello di prima? A cosa legherai il senso del tuo valore, se il ‘castello’ non c’è più?
La bella notizia è che non sei solo un principe (o una principessa). Puoi essere anche un menestrello, un mercante, un contadino. Un viaggiatore, un avventuriero. Oppure un imperatore. E magari la tua separazione è arrivata proprio perché, chiuso nel castello dorato, ti sentivi ingabbiato nel ruolo principesco che ti eri dato. Ora, hai bisogno di scoprire altro di te. Ha sempre fatto parte di te, solo che non ha mai avuto voce per esprimersi.
Invece di pensarlo come un fallimento, pensalo come alla scelta coraggiosa di guardare la vita da una prospettiva nuova. Invece di pensare che una volta POSSEDEVI un castello, pensa che una volta hai COSTRUITO un castello e che ora sei pronto per costruire qualcos’altro. Un bambino che costruisce il suo castello di sabbia è contento NON perché riesce a portarselo a casa, ma perché gode della sua creazione, finché le onde del mare la riportano all’origine. Dopodiché, ricomincia a giocare con la sabbia..
Certo, non è semplice da attuare
Separarsi pacificamente dal passato può non essere immediato e ci si trova spesso confusi e disorientati, senza un punto da cui ripartire.
Per questo, esistono strumenti che ti insegnano a ‘lasciar andare’ e ritrovare quel punto fermo dentro di te, applicando in autonomia questa abilità, con cui puoi finalmente sentirti libero dal passato e dai ganci interiori che ti fanno rivivere in loop le stesse esperienze. Libero di andare avanti e manifestare tutte le belle novità che vuoi nella tua vita.
Tra questi strumenti, questo è quello che utilizzo io: www.findyourwild.it/percorso-free-your-soul
(foto di copertina: Nick Perez via Unsplash)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
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