Francesca è spesso concentrata su quello che fanno gli altri, le loro reazioni, le aspettative che hanno verso di lei.
Quando le chiedo cosa vorrebbe per sé, sposta sempre il focus su come dovrebbe comportarsi qualcun altro nei suoi confronti e questo è comprensibile: è sempre stata una figlia modello, una lavoratrice modello, una compagna modello… fare “ciò che ci si aspetta da lei” le è sempre sembrata la scelta da fare, quella che chiamava in causa il suo Soccorritore interiore, pronto a farsi in 4 per sentirsi utile e ricevere attenzioni, FACENDO FELICI gli altri. E adesso, per ‘compensare’ questo schema, è lei che si aspetta qualcosa da loro.
“Per essere felice, vorrei che Tizio fosse così così e cosà. Dovrebbe comportarsi così con me, NON come è successo finora…!”
Vorrei che lui fosse così..
È normale che Francesca, in un momento in cui la sua vita sta cambiando profondamente, si faccia un’idea delle ‘novità’ che vorrebbe nelle sue relazioni.
Ma focalizzandosi esclusivamente su come gli altri dovrebbero trattarla, paradossalmente, sta nuovamente delegando il suo potere personale all’esterno: il suo ‘stare bene’ dipende dal comportamento altrui e le sembra ancora difficile comprendere che la propria felicità sia in realtà intrinseca, qualcosa che ha bisogno di ricontattare dentro di sé.
E infatti, arriva la fatidica domanda…..
” Sì, ma se io lavoro su di me…. e l’altro NON lo fa??”
Dico ‘fatidica’ perché credo che sia la domanda più gettonata in assoluto da tutti coloro che intraprendono un percorso di crescita interiore (me compresa): che senso ha lavorare su di me, se poi l’altro continua a fare gli affaracci suoi? Se ‘non cambia’ come faccio io? Se faccio tanta fatica, mentre lui o lei non si pone minimamente il problema??
Ed ecco alcuni degli spunti interessanti che mi sento di condividere con te oggi, dopo aver provato a risponderMI io stessa quando mi sono posta la questione e aver osservato il comportamento di decine di persone nella stessa condizione..
Intanto, lavora su di te
Se ancora ti stai chiedendo cosa succede se l’altro non cambia, significa che stai tentennando sul tuo stesso percorso, perché più lavori su di te, meno domande ti fai sull’altro: in pratica, è come se fossi sulla riva del mare e aspettassi di entrare in acqua per imparare a nuotare… ti giri verso l’altro che è ancora sotto l’ombrellone e ti dici…
“Ecco, io almeno ci provo, lui invece è pigro e se ne sta lì…”
… però sei ancora sulla riva. Di fatto non sei in mare, altrimenti avresti altro cui pensare: la temperatura dell’acqua, come muovere braccia e gambe, come stare a galla, cosa fare se per caso ingerisci acqua, dove vuoi arrivare, cosa c’è sotto la superficie…. quanto ti diverti a sguazzare! Se davvero ti metti in gioco per te stesso, l’altro assume un’importanza relativa perché hai ben altre esperienze che ti vedono protagonista.
E più impari a nuotare, più hai voglia di tuffarti e passare il tempo in acqua. Solo a quel punto ci sarà un salto evoluzionistico che potrà interessare l’altro: o si stuferà di aspettarti sotto l’ombrellone e se ne andrà (ma d’altra parte, a te piaceva stare sotto l’ombrellone??).. oppure sarà stimolato dalle tue risate e dalla tua determinazione e avrà voglia di raggiungerti e imparare a nuotare anche lui.
Quindi, se ancora impieghi molta energia per girare la testa e vedere cosa fa l’altro, significa che non sei entrato in acqua con tutti e due i piedi, oppure ci sei entrato per i motivi sbagliati. Lavorare su di te presuppone che tu sia il tuo focus, la tua perseveranza, il tuo centro. Come pretendi che l’altro sappia nuotare, se nemmeno tu stai a galla per conto tuo?
E qua, un’altra riflessione…
Qual è la tua vera intenzione?
Quando lavori su di te, tutto ciò che accade attorno sono effetti secondari, riflessi di ciò che è il tuo mondo interiore. Non lavori su di te per ‘far funzionare la tua relazione’: lavori per scoprirti sempre di più, per manifestare i tuoi doni, affrontare i tuoi fantasmi e amare i tuoi limiti. In questo viaggio di esplorazione, resterai sempre più affascinato e sorpreso dalle novità che scoprirai DENTRO di te e che inevitabilmente manifesterai anche all’esterno.
Quando cambi prospettiva, quando la tua consapevolezza aumenta, è inevitabile che questo si percepisca fuori. E in realtà, sarà proprio la tua relazione che ‘non funziona’ a darti gli input che ti servono per identificare su cosa ti serve lavorare! Dopodiché, la relazione potrà riallinearsi al tuo nuovo livello di consapevolezza, perché l’altro percepisce qualcosa di diverso in te e vuole scoprire cos’è… oppure, la relazione avrà esaurito il suo compito e vi potrete salutare con amore.. almeno da parte tua. Ed è ciò che conta davvero, se vuoi essere libero.
Se non è così e l’altro diventa solo il capro espiatorio del tuo senso di fallimento, frustrazione o abbandono, forse non stai lavorando su di te consapevolmente, altrimenti faresti tesoro anche di questi sentimenti negativi che emergono.
Forse, vuoi solo piegare una situazione alle tue aspettative. Magari, hai anche tu paura dei cambiamenti che potrebbero subentrare da una nuova percezione e scarichi questa tensione sull’altro, che non ti rassicura come vorresti.
E a proposito…
Il tarlo dell’aspettativa
Avere aspettative è umano: grazie alla capacità di immaginazione, l’uomo ha fatto grandi cose nel corso del tempo e tu stesso puoi sperimentare quanto sia potente lasciarsi andare a momenti ‘visionari’, in cui ti racconti la storia di ciò che potrebbe accadere. Il punto è che questa è pur sempre una storia. Della tua mente.
Tutti noi filtriamo la realtà attraverso il nostro vissuto, l’educazione, le illusioni… e portiamo nella nostra storia personale anche gli altri. Cuciamo loro addosso un ruolo e ci aspettiamo che recitino il copione che abbiamo preparato per loro.
MA non è così, per fortuna! Pensa che noia se tu sapessi già qual è la prossima battuta e come va a finire… Sparirebbero la spontaneità, la sorpresa, l’avventura, la curiosità… non ci sarebbero più i corteggiamenti, i viaggi, i colpi di scena.
Quando ti aspetti che una persona si comporti in un certo modo, stai limitando la sua libertà e compromettendo la sua possibilità di esprimersi e manifestarsi per ciò che è, a modo suo e con i suoi tempi. Nessuno può controllare un’altra persona: se voglio che tu faccia una cosa e non la fai, dovrò fare i conti con me stessa, piuttosto che con te.
Il mio focus NON sarà sul ‘come faccio a farti cambiare idea’ o sul ‘ guarda questo disgraziato che non mi fa felice’…. piuttosto, potrò riflettere sul perché questa cosa è così importante per me, cosa ha attivato dentro di me di doloroso, cosa mi impedisce di esprimerti tranquillamente il mio desiderio, anziché sbraitare o al contrario tenermi tutto dentro.
Quando lavori su di te, sviluppi pazienza e osservazione neutrale.
Se l’altro non lo fa con sé stesso, domandati quali aspetti in una relazione sono per te fondamentali… cosa succederebbe se la relazione finisse… cosa hai proiettato su di lui/lei, quali bisogni che adesso non è in grado di colmare.. quali lati di te ti sta facendo vedere o quale NUOVA parte di te ti trovi a sperimentare, che magari ti spaventa perché scombina gli equilibri creati finora.
Potrà uscirne fuori una relazione più forte, a un nuovo livello, oppure no, ma avrai comunque vinto: durante il viaggio avrai riscoperto di poter scegliere la tua felicità, che sarà sempre con te. Con chi condividerla, in amore e abbondanza… sarà la tua prossima scelta 🙂
(foto di copertina Jared Rice via Unsplash)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
Vuoi lasciar andare il dolore e ritrovare la pace in te? Clicca qui!
Vuoi metterti in cammino verso la tua Natura autentica? Clicca qui!
Vuoi sapere qualcosa in più su di me? Clicca qui!