In passato ai miei clienti professionisti parlavo spesso di un fenomeno davvero molto diffuso, quello che chiamo (più o meno) scherzosamente “sdoppiamento” di personalità: al lavoro siamo in un modo, a casa siamo in un altro.
Se è assolutamente normale ricoprire ruoli diversi nel corso della giornata e quindi adattarsi di volta in volta a ciascuno, comincia a diventare problematico quando ci identifichiamo totalmente in questi ruoli, magari antitetici fra loro; accade quindi che a casa siamo dolci e comprensivi, mentre sul lavoro diventiamo aggressivi e distaccati.. a casa siamo creativi straordinari, sul lavoro abbiamo sempre paura di sbagliare… e così via.
Sembra che “a casa” riusciamo a d esprimere le nostre migliori qualità, mentre sul lavoro ci sentiamo costretti e forzati ad assumere un atteggiamento poco naturale… ma è davvero sempre così? Se invece ti dicessi che a volte, sul lavoro, sappiamo essere molto più “noi stessi” che a casa?
Oggi voglio provare a ribaltare il punto di vista che ho sempre avuto finora, per fare un piccolo check delle qualità che riesci a tirare fuori al lavoro e che credi di non poterti permettere a casa; come sempre, nei casi di “sdoppiamento”, è un’illusione, perché la separazione non esiste (a meno di soffrire davvero di qualche disturbo particolare… ). Sei sempre lo stesso essere umano, unico e integro. Ma se al lavoro senti di esprimere meglio alcune qualità, puoi evidentemente rendertene conto per provare ad esprimerle anche nella vita privata.
Dove c’è un estremo, c’è anche il suo opposto
Innanzitutto tieni presente che, laddove “esageri”, ci sarà sempre una forza equilibratrice che cercherà di riportare l’equilibrio, magari spostandoti sull’estremo opposto. Così può succedere che se al lavoro sei quello che prende sempre decisioni e magari non si fa problemi a esternare rabbia e aggressività, a casa potresti essere l’opposto: passivo, in balia di quello che decidono gli altri membri della famiglia, silenzioso ed apatico.
E non c’è nulla di strano in questo: laddove ci portiamo dentro una caratteristica, abbiamo anche quella opposta, uguale per qualità, diversa per misura.
Allora, prova a chiederti: come potrei esprimere a casa un po’ di quella decisione che mi caratterizza sul lavoro? E come invece la riflessività che esprimo a casa può essermi utile sul lavoro? Questo ti può aiutare ad avere maggior equilibrio da una parte e dall’altra, fermo restando che i ruoli nei due ambiti possono essere diversi, quindi può darsi che sul lavoro ti serva un po’ di decisione in più e a casa ti vuoi godere maggiormente la tua introversione. Ma sei sempre tu… ricordalo.
Tu da solo, tu con gli altri
Questo spesso accade ai liberi professionisti: sul lavoro devono decidere solo per sé, non si sentono la responsabilità di altre persone, come invece potrebbe essere a casa. Allora, la riflessione può partire proprio da qua: cosa succede quando hai la possibilità di pensare a ciò che ti fa stare bene? Quale energia si muove, quando puoi liberamente creare, e scegliere? Cosa ti spinge ad alzarti pieno di voglia di fare, quando sai di avere la responsabilità di qualcosa che hai deciso di costruire?
Ciò che riesci a esprimere da “singolo” può davvero aiutarti anche quando sei in coppia, o in famiglia, o anche in un gruppo di amici: è vero, non ci sei più solo tu, però ci sono singole individualità che si incontrano, ciascuna con i propri desideri, le proprie paure e aspettative. Se a ciascuno si lascia la libertà di esprimersi per ciò che è e si comprende che l’altro ha un suo modo di ragionare, sentire e ha anche dei timori personali, potete sentirvi più aperti, fiduciosi, compresi e comprensivi. Certo, si crea comunque una realtà diversa, dove due o più individualità si intrecciano. E se questa realtà si basa sulla libertà di espressione personale, senza volontà di ferire nessuno, allora potrà volare alto.
L’ambiente e i confini
Al lavoro metti ordine sulla scrivania, organizzi i materiali, metti una piantina vicino al computer, ascolti la musica con le tue cuffie preferite, sai quando rispondere al telefono e quando invece sei impegnato in altro, ti concedi dei momenti di pausa… e a casa? Magari la casa è sempre un disastro, non hai un attimo di tregua tra mille faccende e commissioni, ceni di corsa dalla vaschetta del prosciutto.. Anche l’ambiente e il modo in cui lo viviamo fa la differenza.
Al lavoro succede di dare più confini rispetto alla vita privata: hai la tua scrivania, il momento di pausa dove non ti deve interrompere nessuno, il momento in cui proprio al telefono non puoi rispondere perché impegnato in altro. Allora perché a casa rispondi mentre stai mangiando o sei sempre disponibile per tutti? Forse dedicarti a te stesso e alle tue necessità non ti sembra altrettanto importante a casa, di quando svolgi un’attività lavorativa; eppure usi sempre energie importanti e vanno amministrate con consapevolezza.
Porre dei limiti, tenere un ambiente curato, con le cose che ti piacciono, concederti la stessa attenzione che dai al tuo lavoro può fare davvero la differenza, nella qualità della vita privata e delle relazioni con i tuoi cari.
Osa, sperimenta, sbaglia
Sul lavoro a volte ci permettiamo maggiormente di osare: vuoi perché non sentiamo la responsabilità affettiva di altre persone (o almeno, non come a casa), vuoi perché il ruolo ce lo richiede, vuoi perché è un campo dove sembra di poter avere un controllo più scientifico: se una cosa non funziona, torno indietro nel processo e vedo dove ho sbagliato, sistemo e riprovo.
Beh, nella vita privata non è tanto diverso. O meglio, lo è, nel momento in cui pensi che le cose non debbano mai cambiare, che le relazioni debbano restare immutate nel tempo, che se hai “promesso” qualcosa all’inizio non puoi deludere.. ma proprio perché gli esseri umani sono tutt’altro che “calcolabili”, a maggior ragione hai la possibilità di sperimentare. Altrimenti significa che cerchi di mantenere un controllo che non avrai mai, dato che il mutamento fa parte della Natura, compresa quella umana.
Come fai ad evolvere, se pretendi che le cose restino sempre uguali o combacino con un qualche piano che hai messo giù all’inizio? Certo, ci vuole una grande apertura mentale e serve che ciascuno deponga per un attimo le aspettative rispetto all’altro, alla relazione, a sé stesso. Ma è proprio così che si costruiscono relazioni sane, con sé stessi e con gli altri: dandosi la possibilità di sbagliare. Magari insieme… senza attaccarsi all’errore, prendendolo come una nuova avventura che ha comunque portato un passo più in là.
Funziona così anche nelle scoperte scientifiche.. quindi, a ben vedere, è la cosa più razionale che potresti fare. E scrollati di dosso quel senso di responsabilità cosmica: si è responsabili tutti insieme, nella vita. Non dipende tutto da te, anche se questa illusione ti fa sentire potente ;)..
Consapevole della tua emotività
Forse sul lavoro canalizzi meglio l’emotività, per un semplice motivo: hai degli obiettivi chiari. E allora, se vuoi arrivare là, in qualche modo serve confrontarsi, chiarirsi, trovare soluzioni, restare anche in situazioni a volte disagevoli, per poi uscirne tutti insieme.
Ora, non sto dicendo che restare nel disagio o che trattenere un’emozione fa bene; però, imparare a riconoscerla e gestirla quando emerge, sì. E il fatto di avere uno scopo ben chiaro facilita il gioco: se so quale voglio che sia il risultato, sono in grado di comprendere il messaggio che mi sta mandando l’emozione e a cosa mi serve, cosa mi è utile in quel momento e cosa no, cosa mi succhia energia e cosa invece mi dà la spinta per andare avanti. Nella vita privata come nel lavoro.
Anche nella vita privata posso avere uno scopo, inteso come dare un senso al mio procedere; se questo senso è poco chiaro, se la consapevolezza di dove sono, cosa voglio, quali sono gli strumenti a disposizione e i punti su cui lavorare è ancora poco sviluppata, sarò in balia delle emozioni, anziché prenderle come un valido aiuto per ampliare la mia coscienza e crescere, da solo e con gli altri.
Quale parte di te sperimenti sul lavoro, che vorresti sperimentare nella vita privata?
Cosa “ti viene bene” sul lavoro? Cosa vorresti sviluppare anche nella vita privata? Per una volta, guarda la tua attività professionale come uno spazio dove ti permetti di mettere in campo lati di te inaspettati e sorprendenti, un ambito da cui puoi prendere spunto per stare meglio anche a casa.
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
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