La prima volta che ho provato a ballare Tribal Fusion, mi sono sentita piuttosto sconfortata.
Quei movimenti sinuosi che avevo visto più volte nei video delle ballerine, quel controllo corporeo che ti permette di SCEGLIERE cosa far fluire e cosa radicare.. il tutto in modo così naturale.. dov’erano?? Non era ciò che lo specchio mi stava riflettendo.
Ero passata in tempo zero dall’entusiasmo iniziale al vedere solo un essere goffo che tentava di esprimere femminilità.. ottenendo l’esatto opposto. NON mi sentivo femminile, non mi sentivo a mio agio.. pensavo non facesse per me, e così, dopo lezione, ho scritto all’insegnante dicendo che non sarei più tornata.
Poi però è scattato qualcosa dentro di me: mi sono detta che, se ero stata così catturata da quella danza sinuosa, qualcosa in me la stava richiamando.. c’era qualcosa di mio, anche se ancora non lo vedevo. E peggio del bastone da scopa che mi sentivo all’inizio non poteva essere, avrei solo potuto migliorare, anche di poco.. ma sarebbe pur sempre stato qualcosa.

Ballerina di Tribal Fusion Belly Dance
Così, ho deciso di RESTARE. Ho richiamato l’insegnante (che deve avermi presa per bipolare, ma tant’è..) e le ho detto che avevo cambiato idea, volevo provare a restare. Stare nel disagio, stare di fronte a quel corpo goffo che provava a muoversi, stare in quella femminilità che continuava a sfuggirmi e che vedevo solo nelle altre.. stare nella sensazione di non essere al mio posto, stare nell’imbarazzo, nel confronto, nella paura del giudizio.
Come ho fatto?
Mi sono abbandonata alla musica, al piacere che mi dava sentire il ritmo dei beat, la scossa del suono elettrico, la fluidità delle melodie serpentine.. Mi sono fidata della capacità del mio corpo di imparare, fosse stata anche una sola cosa in più di prima. Che anche provando fai comunque un passo in avanti, non resti immobile.
E un’altra cosa: non ho permesso che mi dessero voti, facendo comunque tesoro degli insegnamenti.
Un bravo insegnante è capace di farti sentire a tuo agio e di farti notare i progressi, senza farti pesare ciò che ancora non riesci ad applicare. L’ambiente era favorevole: potevo esprimermi, con lentezza, pazienza, ascolto. Ma anche ambizione: ogni lezione, qualcosa di nuovo. Niente giudizi distruttivi, né da parte dell’insegnante, né da parte mia. Solo suggerimenti su come migliorare e andare avanti.
Concedersi una possibilità
Ho voluto concedermi la possibilità di collegarmi al primissimo, chiaro, richiamo, anziché farmi distrarre dai pensieri limitanti seguenti.
Avevo già provato un paio di volte in passato a ballare danza del ventre, rinunciando sempre. Certo, adesso era un’altra cosa. Era Tribal Fusion. C’era qualcosa di diverso, qualcosa che riusciva a fondere gli opposti, il maschile e il femminile che sentivo dentro di me, che con questa danza potevo sprigionare. Non che mi piacesse tutto di questo mondo, ma mi sono concessa di stare anche in ciò che mi sembrava troppo lontano da me. In fondo, potevo anche CREARE il mio stile, il mio modo di starci, giusto?
Mi ero trovata. E non volevo rinunciare a me, solo perché ancora non mi riconoscevo del tutto in qualcosa di nuovo. Solo perché ancora non ci credevo, che potessi essere anche quello. E oggi?
Oggi ballo. Certo, non come le ballerine che vedo nei video.. forse non mi interessa nemmeno essere COME loro. Ma so per certo che quella vibrazione, quell’onda dentro ce l’ho anch’io. Ora ci credo. La vivo, l’ho trasformata in qualcosa di concreto. E la esprimo a mio modo, nelle lezioni che continuo a fare, nelle coreografie dove vedo i progressi, nelle settimane dove faccio 6 ore di lezione al giorno, per 6 giorni (sì, ho fatto anche quello!)
Resta.
Quando senti un richiamo forte, resta, non scappare. Anche il disagio è un ottimo insegnante. Magari ti sta solo indicando che tra te e ciò che senti di essere c’è ancora resistenza, c’è qualche convinzione che hai bisogno di smantellare. Non significa per forza che tu non sia fatto per quella cosa; può significare che c’è solo un po’ di paura, un giudizio nei tuoi confronti che ti sta chiedendo udienza. Agisci nella frustrazione. Anziché farti paralizzare, sostienila, almeno per un po’. All’inizio si fa fatica, ti sembra di usare un sacco di energia.. ma poi, più vai avanti, più l’energia propulsiva che hai dato all’inizio del processo si trasforma in qualcosa di armonioso, semplice.
Non serve che tu sia perfetto, in ciò che stai intraprendendo. Non serve “essere risolto”, serve solo essere te stesso, come direbbe Erica Poli.
Non serve diventare una ballerina professionista, per essere ritmo, sinuosità, determinazione, abbandono, maschile e femminile. Serve solo concedersi di sentire dentro di sé quelle sensazioni, fosse anche solo per un attimo, e poi per un altro ancora. Finché non ti accorgerei di ESSERE tutti quegli attimi.
(foto di copertina via Pinterest)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
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