Secondo l’enneagramma, un antico strumento di conoscenza personale, io sono una tipologia 4, quella definita “il Romantico”.
E sai qual è uno dei bisogni principali dei 4? Sentirsi unici.
Il Romantico ha la sensazione di essere diverso da tutti gli altri, di vivere emozioni intense e profonde e proprio per questo di non essere compreso dai “comuni mortali”. Può sembrare inizialmente una figata pazzesca e non a caso questo enneatipo è tipico delle personalità artistiche, quelle che vivono forti sfumature emotive da un estremo all’altro, che sono poi il carburante della loro arte.
Ma se da un lato essere unici e averne consapevolezza è qualcosa che fa stare bene, dall’altro può diventare la prigione da cui non riusciamo più a uscire e guardiamo gli altri con sospetto, o con un sottile senso di superiorità. Mi spiego meglio..
Il lato di luce dell’unicità.
Chi NON è unico, a questo mondo?
Tutti a modo nostro siamo esseri irripetibili e diversi da tutti gli altri e non perché facciamo qualcosa di diverso o straordinario, ma per il semplice fatto di.. esistere.
Anche due gemelli omozigoti sono molto differenti l’uno dall’altro, tant’è vero che un genitore è in grado di distinguerli senza ombra di dubbio, nonostante in apparenza siano praticamente identici!
Quindi, l’unicità è il nostro marchio di fabbrica e il bello della cosa è che NON dobbiamo sforzarci, lottare, alzare la voce per rivendicare il nostro diritto ad essere inimitabili.. perché già lo siamo. Se stiamo nell’Essere, anziché nel Fare, se crediamo nell’Abbondanza, anziché nella Scarsità dove chi primo arriva meglio alloggia, ci accorgiamo che non c’è davvero nulla in più da aggiungere, per far vedere al mondo che noi siamo diversi.
Gli altri ci riconosceranno dal nostro tono di voce, da come coloriamo l’atmosfera, dalle nostre stranezze e piccole manìe, dai nostri punti di forza.. dal modo di stare al mondo, in sostanza.
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Quindi, è giusto e necessario che in certe fasi della vita, specie quelle che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, ci dedichiamo a riconoscere noi stessi questa unicità, a proteggerla in un momento in cui ancora siamo insicuri e stiamo muovendo i primi passi, a trovare il modo di esprimerla e farla emergere. Per anni, quando ancora mi occupavo di Personal Branding, ho fatto proprio questo, stimolando decine di professionisti a tirare fuori il loro talento unico e irripetibile, nel modo che preferivano e che aderisse completamente a ciò che sentivano dentro.
Poi però, mi sono accorta che l’originalità a tutti i costi poteva diventare anche una gabbia..
The form you have selected does not exist.
Il lato d’ombra dell’unicità
L’ho capito quando l’idea di essere unica mi impediva di accogliere lo somiglianze con altre persone e di accettare il fatto di essere come tutti gli altri: una comune mortale alla ricerca della propria strada.
Quando mi guardavo attorno con rabbia e sospetto, appena qualcuno osava “copiare” il mio stile: non accettavo l’idea che anche altri potessero essere sulla mia stessa frequenza, che potessero aver avuto esperienze simili alle mie, che la loro creatività in qualche modo si sovrapponesse alla mia. Eppure, siamo creativi proprio perché attingiamo a una fonte di ispirazione aperta e uguale per tutti. E, se siamo davvero onesti, raramente ciò che creiamo è davvero “originale” e mai visto prima, piuttosto è una rielaborazione di tutto ciò che abbiamo visto, letto, appreso, imparato, assorbito, in modo più o meno consapevole.
L’unicità diventa una prigione quando, per essere unici a tutti i costi, ci lasciamo sfuggire la felicità.
Già perché, a dirla tutta, chi vuole essere riconosciuto per la propria unicità desidera TANTISSIMO entrare in relazione con gli altri comuni mortali.. ma per il timore di non essere abbastanza o per giustificare possibili abbandoni, ecco che usa la propria originalità come copertura o parafulmine.
L’unicità diventa una prigione quando, per essere unici a tutti i costi, lottiamo e mordiamo e ci sforziamo, usiamo un sacco di energie e non siamo mai contenti e magari ci demoralizziamo pure, se vediamo qualcuno che reputiamo “più unico e originale di noi”!
Uccidiamo spesso il lato “normale”, cercando di essere ribelli e diversi da tutti gli altri, ma questo significa amputare un aspetto di noi, quello che vuole cose semplici, umane, essenziali, magari un po’ noiose e già viste, eppure così perfette nel loro essere semplicemente ciò che sono.
Quel lato cui magari piace stare dentro le righe e non fuori.
Perché, se l’unicità diventa coatta e non più una scelta o un semplice stato dell’Essere, allora è una gabbia tanto quanto le regole da cui cerchiamo di liberarci.
Morale della storia
Non posso certo dire di aver abbandonato del tutto la necessità di sentirmi unica ed essere riconosciuta per questo.
Ma rivendico anche il diritto di essere uguale a tutti gli altri.
E sto imparando ad accogliere di più gli altri, nella loro unicità.. ma anche nella loro somiglianza. Ho imparato che ci sono anime che stanno facendo il mio stesso cammino e che, se contribuiscono affinché tutta l’umanità possa evolvere con il loro operato, beh.. forse è giusto che io non sia la sola a farlo.
Se vedo una persona simile a me nel modo di porsi, per gli interessi che ha o gli argomenti che tratta, dopo la piccatura iniziale (che ancora c’è, lo ammetto) penso semplicemente: “Toh, guarda un altro che sta viaggiando sulla mia stessa frequenza.” Perché credimi, capita molto più spesso del previsto, ma se un tempo era un attentato alla mia unicità, oggi è la conferma che stiamo tutti andando nella stessa direzione.
E qual è questa direzione? Quella in cui ci accorgiamo di essere tutti Uno.
Di avere ciascuno un compito, unico e delicato e importantissimo, e di poterlo e doverlo svolgere per le persone con cui entriamo in contatto, come se fossimo tante piccole casse di risonanza dello stesso messaggio.
Cosa ne pensi? Quanto il fatto di sentirti unico ti fa sentire importante? E quando vedi che invece ti impedisce di lasciarti andare alla “normalità” di un’umanità condivisa?
C’è un modo molto potente, se vuoi, di lavorare proprio sugli aspetti che non riesci a lasciar andare e di sentirti parte di un’Unità più grande e piena, senza rinunciare al tuo Essere unico e speciale. Questo modo si chiama Perdono e nel percorso FREE YOUR SOUL ti mostro come applicarlo nella tua vita. Lo trovi qua: findyourwild.it/percorso-free-your-soul/
Un abbraccio
Isabel
(foto David Bartus via Pexels)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
Attraverso i miei percorsi, ti aiuto a ritrovare la tua vera Natura, quel centro autentico e saldo dentro di te.. sarà come fare una passeggiata nel bosco!
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