Ci sono momenti della vita in cui provi disagio.
Quello che senti può andare da un senso ovattato di confusione, come se i tuoi pensieri fossero costantemente immersi nella nebbia e non riuscissi più a trovare la strada, fino a una sofferenza profonda, dove non vedi più il significato di ciò che stai vivendo e ti sembra di essere trascinato a picco dalle tue emozioni: hai la sensazione di sbagliare tutto, il senso di colpa regna sovrano e piano piano si crea il vuoto attorno a te.
Sembra che nessuno riesca a capire quello che stai provando veramente.
Cos’è il disagio?
Proviamo a mettere una cornice alla fase di vita in cui ti trovi. Il dis-agio è una situazione di ‘incomodità’: senti che manca qualcosa, oppure sei in sofferenza perché non riconosci più l’ambiente, gli eventi o le persone che hai intorno. Qualcosa è cambiato o sta cambiando.. e iniziano a mancarti i punti di riferimento classici. È una situazione di stress, in cui le sirene interne iniziano a suonare, facendoti entrare in modalità ‘sopravvivenza’, perché non sei più nella tua zona di comfort.. e le regole sono cambiate.
Fuori dalla zona di comfort: perché provo disagio?
Uscire dal tuo ‘comfort’ può attivare stress per varie cause, che possono anche sovrapporsi (siamo essere davvero MOLTO complessi): per esempio, potresti resistere al cambiamento e all’ignoto, tentando in tutti i modi di ripristinare la situazione precedente, che reputi migliore di quella attuale; in questo modo però investi un grosso quantitativo di energia mentale, emotiva e anche fisica per opporti a qualcosa che nel frattempo è cambiato o non esiste in più. Una sorta di Dr. Frankestein 3.0, che tenta di ridare vita a qualcosa che ormai è sepolto.. come spesso proviamo a fare con il nostro passato!
Investendo energia a questo scopo, non ne hai più per immaginare e costruire il nuovo: ti senti stanco, debilitato, frustrato perché usi tutte le tue risorse per tenere in vita qualcosa che può solo essere lasciato andare. Logico che alla fine sei esausto!
Un altro motivo è che la realtà che ti eri costruito in precedenza ti teneva in qualche modo al riparo da emozioni forti e dolorose: spesso troviamo dei modi per compensare delle carenze o dei blocchi emotivi che sono il risultato di una sofferenza vissuta in passato e che non vogliamo più vivere.
Quando per esempio un bambino viene ridicolizzato per quello che è o esprime, troverà il modo di non ripetere più l’esperienza compensando con qualche strategia che risulta efficace finché è sostenibile, ma che potrebbe non reggere a lungo termine. Una compensazione argina il disagio, ma è sempre un surrogato di ciò di cui abbiamo realmente bisogno e la soddisfazione non è mai totale. Quando ce ne accorgiamo, l’esperienza dolorosa passata ritorna in auge e il disagio che ne segue può essere anche molto forte.
È quindi ‘tutto brutto’?
Decisamente no. Se è vero che la tua percezione di disagio è vera e forte, hai sempre tu in mano le chiavi per cambiare l’interpretazione della tua realtà. Affrontare le crisi come opportunità di andare oltre i tuoi fantasmi e le tue paure è un’abilità che puoi sviluppare nel tempo, con pazienza, allenamento e vera intenzione di fare uno spostamento.
Il disagio è un ottimo insegnante, duro e severo a volte, eppure è lui che ti fa vedere dove hai posto i tuoi paletti, quando questi non reggono più e quanto l’energia vitale spinge per scorrere libera e fluire in tutto il tuo essere, facendoti entrare in una nuova e più luminosa dimensione.
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Quando c’è bisogno di aiuto?
E questo è il punto fondamentale di oggi: è il momento di chiedere aiuto? Quando lo diventa?
Sebbene questa scelta sia strettamente personale, ci sono sicuramente degli elementi che ti indicano che, se finora hai provato a ‘farcela da solo’, adesso potrebbe essere saggio e furbo farti supportare in un percorso introspettivo.
Facciamo una premessa: chiedere aiuto NON è da vigliacchi, sciocchi, deboli, falliti, inutili ecc. (mettici qualsiasi definizione negativa e svilente che ti venga in mente). Noto che è ancora troppo diffusa -specie nel mondo maschile- l’idea che…
“Se chiedo aiuto, allora non sono forte”
oppure
“Se chiedo aiuto, allora sto proprio messo male!”
CAZZATE! Al contrario: se chiedi aiuto, sei abbastanza forte da riconoscere i tuoi limiti. Sei abbastanza coraggioso da metterti in gioco. Sei abbastanza creativo da immaginare che la tua vita sia molto di più di quello che stai provando ora.
Aspetta: magari pensi di non meritarti aiuto, proprio perché non ti reputi tutte queste cose.. pensi di non essere sufficientemente forte, coraggioso, creativo e che tutto quello cui puoi ambire è rassegnazione. Beh, allora va bene così. Anche questo fa parte del pacchetto ‘libero arbitrio’. Come ti dicevo in alto, la scelta è strettamente personale e nessuno può costringerti a pensarla diversamente.. di certo non posso convincerti che c’è molto altro da sperimentare e che tu sei di più delle tue illusioni, dei tuoi pensieri e delle tue emozioni.
Se senti che tutto sommato ti sta bene sguazzare nel disagio che provi, VA BENISSIMO COSÌ. Sei tu che scegli cosa sperimentare e quali lezioni apprendere nella vita. Ti chiedo solo di leggere le righe che seguono e fare un piccolo check interiore, giusto per avere conferma del tuo pensiero ed essere sicuro che magari non ti sia sfuggito qualcosa.
Quando chiedere aiuto?
Quando senti che la situazione che stai vivendo non è più sostenibile. Quando noti che le persone attorno a te cominciano ad allontanarsi perché non sanno più come aiutarti e sono oppresse dalle tue continue richieste o soverchiate dalle tue forti reazioni. Ti senti solo e non per tua scelta o selezione di chi circondarti, ma perché la comunicazione con gli altri diventa difficile, se non addirittura impossibile.
Quando senti di essere controllato dalle tue emozioni e ogni giorno è una lotta costante per gestirle. Quando ti alzi alla mattina già stanco e vai a dormire alla sera sdrenato e svuotato. Quando anche le cose belle non ti danno più gioia e non riesci a ritrovare il filo, un significato vero di ciò che stai vivendo.
Quando il senso di colpa ti logora, così come il risentimento. Quando senti che le te energie sono basse e ti trascinano giù, sempre più pesanti, invece di alleggerirti e farti volare alto.
Quando sei arrivato a convincerti di non valere niente o di essere escluso dal mondo. Quando non senti amore e percepisci sempre mancanze e carenze, che colmi con surrogati che in realtà non ti soddisfano e anzi, ti lasciano l’amaro in bocca.
Quando tutto questo dura per più di 3 mesi o torna a cicli, anche abbastanza ravvicinati.. e se sei previdente, anche prima, se noti che questo sta compromettendo la serenità tua e delle persone che ti circondano.
Allora sì, è il momento di chiedere una mano.
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Ma mi supportano già il mio partner, i miei amici, i miei genitori..
Sì, è vero: loro sono sempre al tuo fianco e continueranno ad esserlo. Il fatto è che loro fanno comunque parte del tuo ‘ambiente di conforto’: significa che non saranno per forza in grado di supportarti nella nuova fase di vita in cui sei entrato. Ti possono dare i suggerimenti che conoscono, dire cosa farebbero loro.. ma è difficile che questo ti possa essere utile in profondità, in un momento in cui stai riscoprendo nuove parti di te.
In alcuni casi, potrebbero essere controproducenti, perché ti riporteranno a pensare ‘dentro alla schema’ di prima, quando ora ti serve un nuovo punto di vista, un nuovo spazio dove ridefinire il tuo essere, lontano da convinzioni, pregiudizi, ruoli predefiniti. Dove tu possa sentirti libero di esprimerti, senza il timore di essere criticato o reputato ‘strano’.
Inoltre, se amici e famigliari hanno l’ingrediente più importante (l’amore), normalmente non hanno gli strumenti più adatti per farti fare un nuovo passaggio. Questo, oltre ad essere inutile per te, è frustrante per loro, che si accorgeranno di poterti accompagnare solo fino a un certo punto ma di non essere in grado di andare oltre. E sostenere questa frustrazione reciproca diventa, a lungo andare, logorante per qualsiasi rapporto, anche il più solido.
Quindi, rivolgiti a qualcuno di esterno. Chiedi supporto a chi non ti conosce, non sa chi sei, non ha aspettative di alcun tipo nei tuoi confronti. E ovviamente, a chi fa il suo lavoro con amore :).
Solo in uno spazio di questo tipo potrai liberarti dei tuoi pesi in sicurezza, protetto da chi ti sostiene con gli strumenti giusti, mentre costruisci i tuoi nuovi strumenti per essere AUTONOMO. Se un professionista è serio, lavora affinché tu sia libero e indipendente, guidandoti solo nel far emergere le tue risposte e assicurandosi che tu possa applicarle nella tua vita quotidiana. Non ti dirà cosa devi fare o pensare, arrabbiandosi se non segui le sue indicazioni! Ti spronerà certamente, affinché tu possa realizzarti nella TUA verità.
E se non fosse così, sei sempre libero di fare marcia indietro.
A chi chiedere aiuto?
Se il disagio è molto forte e sta davvero compromettendo la tua quotidianità, il mio consiglio è quello di provare un percorso psicoterapeutico, che possa aiutarti a ritrovare struttura prima di fare altri passi.
Se invece senti che il disagio ti crea più che altro fastidio o limita la tua espressività e vuoi delle indicazioni per uscire dalla nebbia interiore e ritracciare la tua mappa, puoi provare con il corso FIND YOUR WILD.
Se senti che hai bisogno di un confronto a tu-per-tu, con un mentoring personalizzato dove possa seguirti passo passo, scrivimi, sarò felice di proporti la soluzione più adatta a te!
(foto di copertina Houston Ray via Unsplash)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
Attraverso i miei percorsi, ti aiuto a ritrovare la tua vera Natura, quel centro autentico e saldo dentro di te.. sarà come fare una passeggiata nel bosco!
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Quanta verità in ogni tua parola …
Ma se posso permettermi esiste anche un’altra forma di DISAGIO.
Quando anche i tuoi genitori, parenti ed amici sanno bene quello che stai provando ma non ritengono che tu debba essere aiutato … ed il DISAGIO diventa sfiducia nei confronti di tutto il mondo intero …
… ed in un battere di ciglia ti ritrovi solo …
Ciao Mattia! Quello che mi dici si ricollega a quello che dicevamo sopra: amici e famigliari a volte non hanno gli strumenti giusti per supportarci, dove per ‘strumenti’ intendo anche la capacità di comprendere fino in fondo il nostro disagio e di guardarlo in faccia. Non è da farne una colpa a nessuno, ognuno ha un suo percorso di strada e non è detto che il nostro si incroci sempre con quello di chi ci sta attorno. La bella notizia è che TU hai la possibilità di scegliere di farti supportare fuori dalla tua cerchia. La sfiducia si affronta poco per volta, cominciando a costruire piccoli tasselli che ti aiutino a ‘mettere fuori la testa’ e accorgerti che esistono altre realtà, rispetto a quelle che conosci. Ma questo passo è tuo e di nessun altro. Tu sei il solo che può decidere di uscire dallo schema che ti ha bloccato finora. E ti assicuro che si può fare, se ne hai l’intenzione vera 🙂