Ieri su Facebook ti ho fatto una domanda un po’ provocatoria, uno spunto di riflessione rispetto a qualcosa che spesso sento ripetere durante le sessioni e che altrettanto spesso mi sono ripetuta io nel corso della vita:
chi sono, senza il mio lavoro?
Ho preso il lavoro perché di fatto è l’ambito più semplice da prendere in considerazione, ma avrei potuto utilizzare qualsiasi altra forma o ruolo o etichetta: chi sono, quando non sono moglie? Chi sono, senza i miei figli e il mio essere padre? Chi sono, senza il mio gruppo di ballo? Chi sono, senza il mio “club degli amici della lumaca svizzera”?
Tutto questo per dire: qual è il livello di identificazione con ciascuno dei ruoli che ti dai e che ricopri ogni giorno? Come ti sentiresti, se qualcuno ti dicesse che, da questo preciso istante, il tuo ruolo ti viene tolto e quindi non sei più un manager, un impiegato, un figlio, un padre, una madre, una moglie? Che cosa cambierebbe in te, se questi ruoli venissero stravolti?
Perdersi nel ruolo.
“Se non raggiungo i miei obiettivi, sono inutile.”
Questo me lo dice Silvia, parlando del suo lavoro. Silvia ha evidentemente una mansione, un percorso professionale, ma non è il punto: ha associato a questo ruolo una serie di significati personali, di valore individuale che non riesce a sganciare dall’etichetta.
Ha preso il significante per il significato: il suo “essere manager” è fondamentale per lei e per il suo senso di autostima; è diventato appunto un ‘essere manager’ e non più un ‘fare la manager’, come se il ruolo FOSSE la sua stessa Essenza. Senza questo ruolo, non si sente più: ha la sensazione di essere inutile, fallita, incapace.. senza senso.
È un giochino cui finiamo dentro tutti, almeno una volta nella vita: la struttura che ci dà l’etichetta che ci affibbiamo ci rassicura perché appunto, ci struttura, ci dà una forma, ci rende visibili agli altri. Ci dà delle linee guida da seguire, qualcosa che pensiamo essere universalmente riconosciuto. Per cui, se il manager è una persona responsabile, organizzata, che sa dirigere un gruppo ed essere efficiente, ecco che appiccicarmi questa etichetta (e fare di tutto per tenerla attaccata) mi dà la percezione di acquisire automaticamente tutte queste qualità.
Il ruolo è davvero il problema?
Ma quindi questo cosa vuol dire? Che non potrò più usare nessuna definizione, nessun ‘job title’ su LinkedIn… non potrò più dire di essere “la mamma di….” o “il fratello di….”?
Assolutamente no, il problema non è la definizione che ti dai, ma il livello di identificazione che hai con essa. Quanto ti senti identificato in questa definizione? Le qualità che dici di avere quando sei ‘manager’ o ‘genitore’, riesci a percepirle in te anche quando fai tutt’altro…. anche senza essere manager, senza essere genitore?
Per questo ti faccio sempre la stessa domanda: chi sei, senza queste etichette? Che valore ti dai, al di là di tutte le definizioni che puoi avere? Riesci a percepire tutti questi ruoli come strumenti per far emergere la tua vocazione, anziché ritenerli l’obiettivo finale, senza il quale sei disorientato e non trovi più senso nella tua vita?
Non solo ruoli…
… ma anche emozioni, corpo, modi d’essere, atteggiamenti.
C’è differenza tra il dire “Sono uno stupido” e dire “Ho agito in modo poco ragionato”. Quando confondi l’Essenza di una persona con quello che fa, dice o pensa… significa che gli stai dando un destino. Stai identificando quella persona (o te stesso…) con qualcosa che non ha a che fare con la sua Essenza: quante cose possono stare dietro alle azioni o agli atteggiamenti di una persona?
L’identificazione, quindi, può avvenire con tantissime cose: posso identificarmi con il mio corpo e pensare che, se sono grasso, non ho alcun valore… posso identificarmi con la razza e pensare che erediterò tutto il passato e le sofferenze subite dai miei predecessori..
Il miracolo avviene quando smetti di pensare di essere quella cosa e cominci a risalire verso un livello di coscienza personale che va oltre ogni etichetta. Allora, ti apri a quello spazio di possibilità (come l’ha chiamato una cliente proprio oggi :)) che non vedevi, chiuso nella scatola dove ti eri infilato: scopri che sei libero di scegliere ogni giorni come “definirti”, ma smetti di identificare il tuo valore, la tua Essenza, il tuo vero Sé con qualsiasi definizione tu possa trovare.
Ti piace l’idea? A me tantissimo. E per questo, ci ho interamente dedicato il primo modulo del percorso individuale.
(foto di copertina REVOLT via Unsplash)
Sono Isabel Colombo, metà della vita passata a ricercare quel lato ‘wild’ interiore, di cui tanto parlo. Ho sempre avuto una curiosità sfrenata per l’essere umano: capire com’è fatto, come ragiona, come si relaziona con l’ambiente e soprattutto con sé stesso.
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